di Fabrizio Ricci Centopaasi N 1 Maggio 2012
Hanno tanti aspetti in comune le riforme del
lavoro recentemente varate in Spagna, Portogallo e Grecia. Riforme che
richiamano, in qualche modo, anche il modello di mercato del lavoro che alcuni
vorrebbero proporre in Italia. Lo spiega bene in un approfondimento, pubblicato
recentemente nel "taccuino", Ornella Cilona, della Cgil nazionale. Per quanto riguarda la
Spagna, il governo di centro destra, guidato da Mariano Rajoy, ha approvato nei
primi giorni di febbraio un disegno di legge contro il quale il Paese è sceso
in sciopero generale lo scorso 29 marzo. Quattro i punti più importanti della
riforma; è introdotta un'unica forma di contratto a tempo indeterminato nelle
aziende con meno di 50 addetti, prevedendo, contemporaneamente una totale liberalizzazione dei licenziamenti
nelle piccole e medie imprese. E' inoltre introdotto il divieto di
assumere un lavoratore per più di due anni a tempo determinato. L'indennità di licenziamento è ridotta da 45
a 33 giorni per ogni anno di lavoro nell'azienda. La riforma prevede,
inoltre, che in caso di crisi le
imprese possano derogare dagli accordi collettivi di categoria,
modificando a proprio piacimento mansioni, orari di lavoro e retribuzioni. Oltre
a ciò, i contratti di impresa prevarranno su quelli nazionali o regionali, che
alla loro scadenza saranno validi solo per altri due anni.
Le aziende che
chiameranno a lavorare un disoccupato di meno di 30 anni riceveranno agevolazioni fiscali per tremila euro, con la
possibilità di utilizzare il primo anno il 25% dell'indennità di disoccupazione
del giovane per integrare il suo stipendio. Inoltre, le imprese che assumeranno
disoccupati potranno usufruire di uno sconto di 3.600 euro l'anno per un
triennio sul versamento dei contributi previdenziali se la persona assunta ha
meno di 30 anni e di 4.500 se ha oltre 45 anni ed è disoccupato di lunga
durata. Il Portogallo, un altro
governo di centro destra, guidato da Pedro Passos Coelho, ha siglato con
l'associazione industriali e con un sindacato (la Ugt) un accordo per la
riforma del mercato del lavoro che l'altro sindacato portoghese (Cgtp) ha
definito “un ritorno al feudalesimo”. Per i lavoratori
portoghesi vi saranno d'ora in poi tre
giorni di ferie annuali in meno. Inoltre, l'indennità di licenziamento è
ridotta da venti a dodici giorni per ogni anno di lavoro, mentre l'indennità di
disoccupazione sarà corrisposta per un periodo massimo di 18 mesi. Le aziende
hanno la facoltà di far lavorare
i propri dipendenti fino a un massimo di 150 ore l'anno in più senza
retribuzione quando c'è un picco di attività. Contro la riforma nel
Paese si sono svolti due scioperi generali, l'ultimo il 23 marzo. In Grecia l'analisi è
molto semplice: il nuovo pacchetto di austerity varato dal governo di unità
nazionale, guidato da Lucas Papademos, prevede una drastica deregolamentazione del mercato del lavoro e la diminuzione del
20% del salario minimo.

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